Gli Istruttori nei corsi di aggiornamento per Ufficiali di g

Gli Istruttori nei corsi di aggiornamento per Ufficiali di g

Messaggioda Giuliano Giamberini » 11 set 2003, 23:25

GLI ISTRUTTORI NEI CORSI DI AGGIORNAMENTO PER UFFICIALI DI GARA

Gli Ufficiali di gara di tutte le federazioni sportive sono sottoposti a periodiche verifiche attraverso riunioni o stage di aggiornamento e perfezionamento che hanno lo scopo di esaminare attraverso questionari il loro grado di preparazione ed affidabilità.

Le riunioni vengono tenute da istruttori che hanno padronanza e perfetta conoscenza dell’ordinamento federale insieme alla facilità nel saper comunicare agli allievi attraverso la chiarezza e la semplificazione di ciò che si vuole trasmettere.

Ma quando un istruttore ha problemi personali dovuti ai più svariati motivi e non da ultimo quelli legati alla insicurezza per la funzione che gli è stata affidata ovvero se non gode del riconoscimento dovuto al ruolo acquisito, non può costruire un rapporto positivo e costruttivo con i suoi allievi.

Per godere di questo requisito l’istruttore, ed anche il formatore, deve essere in grado di capire o sapere che gli è riconosciuto il doveroso e necessario livello di preparazione, attitudine e competenza specifica.

Coloro che sono in possesso di questi requisiti sanno che la delicata funzione dell’aggiornamento del settore arbitrale non si limita alla mera esposizione della casistica e delle variazioni regolamentari, ma sanno anche che attraverso il loro intervento è possibile contribuire alla sua crescita professionale.

D’altra parte buoni ufficiali di gara si possono ottenere solo se abbiamo buoni istruttori e siamo sempre più convinti che sia giunto il momento di valorizzare quelli che hanno dimostrato di avere la capacità di trasmettere i giusti messaggi e che occorre una severa e corretta formazione di coloro ai quali si ritiene di dover affidare questo delicatissimo compito (istruire gli istruttori) con l’obbligo di una verifica periodica del grado di conoscenza e preparazione didattica.

TECNICA DELLA COMUNICAZIONE DI UN ISTRUTTORE

1.Chi parla deve essere attento più all’interesse dell’allievo su ciò che sta comunicando piuttosto che a quello che ha da dire.
2.Chi parla è sensibile al grado di attenzione degli allievi. Se si scopre disattenzione, conviene innescare un silenzio pieno di imbarazzo per richiamare all’ordine i distratti, ma senza esagerare nel silenzio perché si creerebbe una situazione sconcertante per tutti.
3.Si deve tacere quando si verificano i seguenti casi particolari:
- Quando si hanno di fronte persone che hanno troppa necessità di dire alcune cose;
- Quando l’ordinato svolgimento di una riunione rende necessario che i presenti parlino uno alla volta.
4.Quando si voglia rafforzare l’espressività, bisogna intercalare pause di silenzio che permettano di esaltare la comunicazione e consentono agli allievi di metabolizzare un concetto, ed a chi parla, di raccogliere le idee, di valutare le informazioni, le obiezioni sollevate sulla materia in discussione al fine di dare risposte certe.
5.L’osservatore attento può trarre indicazioni attendibili dalla posizione degli allievi, da come si muovono o stanno fermi, se si guardano, se parlano o tacciono.
6.Ciò che si indica come vero (o verità) deve essere valido su tutto il territorio nazionale.
7.I gesti involontari denotano stati d’animo e situazioni emotive: il toccarsi il volto parti di esso e la loro ripetitività denotano tensione e ansia.
8.Il cambio di postura da parte dell’istruttore, prima dell’intervento, indica che si intende sostenere un punto di vista diverso o opposto a quello dell’allievo.
9.Evitare di parlare non significa tacere perché si possono trasmettere emozioni, sensazioni e bisogni con lo sguardo, le posizioni del corpo, ecc.
10.Non si deve tacere per cogliere un vantaggio personale a danno di qualche allievo e non si devono trasmettere convincimenti errati per effetto di ciò che non viene mai detto. Questo concetto è molto sfruttato dagli istruttori impreparati.
11.Non si deve assumere l’espressione di chi “lo sapeva già, ma non voleva dire” perché molti altri presenti potrebbero non sapere ed è quindi utile comunque parlarne.
12.Chi ritiene che si siano dette sciocchezze, inesattezze, errori marchiani, osservazioni e affermazioni fuori luogo deve avere l’accortezza di mostrare comunque interesse, anche non condividendo, intervenendo poi con obiezioni in merito solo quando ha acquisito elementi sufficienti per esprimersi con criterio.
13.Piuttosto che esprimersi in maniera infondata è preferibile, prima di intervenire, acquisire le informazioni necessarie per formulare un parere sensato e un giudizio valido.
14.Tacere per evitare confronti su determinati argomenti per non dare la sensazione ad altri presenti di non sapere, non è cosa utile perché rimane sempre il dubbio su ciò che si è dibattuto.
15.Quando si è consapevoli di avere torto è meglio mantenere un dignitoso silenzio piuttosto che accampare giustificazioni improponibili.
16.Tacere per il timore che quanto vorremmo dire possiamo essere giudicati, è inopportuno.
17.Una riunione o uno stage siano essi di aggiornamento, perfezionamento o di approfondimento, è uno strumento utile per conoscere le regole e per applicarle come stanno scritte, non per interpretarle o modificarle.

[Edited on 9/12/03 da Giuliano Giamberini]
Giuliano Giamberini
 
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