\"Regole e Interpretazioni uguali per tutti\" dal magazine S

\"Regole e Interpretazioni uguali per tutti\" dal magazine S

Messaggioda Giuliano Giamberini » 16 dic 2004, 17:23

REGOLE E INTERPRETAZIONI UGUALI PER TUTTI
(da Supertennis n.10 – Ottobre 2004)

Inizio subito con l’apprezzare molto lo spirito di richiesta di qualche delucidazione normativa sul problema della disparità di interpretazione dei vigenti regolamenti.

E’ bello e molto democratico questo sistema aperto di dibattere al fine di raggiungere l’uniformità di interpretazione. Argomento questo abbastanza spinoso.

Non ho quesiti da porre, ma una pertinente e garbata riflessione.

Come premessa a questa scheda mi pongo, senza renitenza alcuna, un quesito: per quale motivo i regolamenti vigenti necessitano di interpretazione? Come mai spesso ci troviamo di fronte alla diversa applicazione della medesima regola se viene adottata da un ufficiale di gara, per esempio, della Lombardia rispetto ad un collega della Sicilia così come si conferma nell’articolo?

Evidentemente le regole, così come sono formulate, nella loro effettiva applicazione inducono spesso l’ufficiale di gara ad assumere delle decisioni che pur non essendo in contrasto con la norma scritta, appaiono però non allineate ma necessarie per risolvere il caso specifico.

E’ vero che il CCUG si era seriamente impegnato per raggiungere una uniformità di interpretazione delle norme vigenti spalmata in modo omogeneo sul territorio nazionale. Poco si è fatto perché si era solo all’inizio del cammino purtroppo interrotto nel 2000 dal commissariamento della FIT.

E se il CCUG aveva intrapreso quella strada, evidentemente, qualche problema c’era stato sui campi o si era evidenziato dalla revisione dei referti arbitrali.

Ed é anche vero, d’altra parte, che le regole devono essere applicate così come sono scritte, ma questo imperativo si sposa bene con le Regole di tennis che sono praticamente universali, un po’ meno, invece, con i regolamenti specifici nazionali. E mi spiego.

I regolamenti nazionali coinvolgono la personalità, il comportamento ed il carattere dell’ufficiale di gara, ma queste sono componenti che perdono il loro peso al cospetto della preparazione, della esperienza e della competenza messa in campo.

La filosofia sul tema come la corretta interpretazione, il pelo nell’uovo, le descrizioni non bene amalgamate con altre note, le procedure sulla stesura della regola, ecc., rende sicuramente leggera e simpatica la lettura dell’argomento, ma non sposta di un millimetro la soluzione ai numerosi, discutibili, stravaganti ed arcinoti esempi di direzioni arbitrali.

Per i casi trattati non sono state usate forzature ma un semplice ed efficace linguaggio proprio laddove latita la chiarezza.

Infine concordo dove si dice che i legislatori sono persone competenti di tennis e di legislazione.

Con loro tengo da sempre un ottimo rapporto di amicizia e di stima in un continuativo e reciproco scambio di esperienze. Il fatto è che sono molto pochi gli ufficiali di gara preparati perché mancano corsi di perfezionamento utili o in linea con la crescita professionale del settore.

Forse che il successo che ha riscosso il recente corso di formazione per Arbitri e Giudici arbitro organizzato dal DSR della Lombardia potrebbe essere considerato un punto di partenza?

Su, deponiamo le armi e riconosciamo ciò che va riconosciuto una volta per tutte senza troppe doglianze proprio per raccogliere una serie di domande/risposte omogenee e magari continuare il cammino interrotto nel 2000 per crescere insieme non senza far presente che in ogni caso e per pura passione continuerò sulla mia strada.
Giuliano Giamberini
 
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